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Graneri
Le prime notizie che riguardano i Graneri rimontano al XIV secolo in Ceres. Tra '500 e '800 si divisero in parecchi rami che, per distinguersi tra loro, presero a differenziarsi, aggiungendo al cognome Graneri i seguenti agnomi: Francesio Chiesis, de Michela, Tonetto, Pero, Canova, Lasetta. Un ramo, che molto si distinse nella storia del Piemonte, ha quale capostipite Giacomo, vivente in Ceres nel 1520, un figlio del quale, Giovanni, che probabilmente non aveva ancora qualifiche nobiliari, era fucinatore in Lanzo di ferrami ed acciaierie (uno dei rari mestieri che, pur richiedendo un lavoro manuale, non era incopatibile con lo stato nobiliare).
Una linea minore di questo ramo, significativa non solo a livello locale, espresse nel tardo '500 e nel primo '600 alcuni causidici (lo era Bernardo, luogotenente del 1599), dottori in legge (come Alessandro, avvocato patrimoniale generale), religiosi (il teologo e predicatore Gian Giacomo, minore osservante col nome di Fra' Costanzo da Lanzo, veniva nominato nel 1599 confessore ducale). Ma la vera ascesa della famiglia è dovuta alla discendenza di Antonio, fratello dell'appena citato Bernardo. Questi fu padre di Giovanni Michele, prefetto di Alba nel 1588 e di Gaspare (nato a Lanzo nel 1596 e morto a Torino nel 1667), destinato a divenire, quale presidente di Camera e generalissimo delle Finanze, una tra le maggiori personalità dello Stato sabaudo secentesco. Nel 1640 era a fianco della reggente nel congresso di Grenoble durante il quale la spinse a resistere alle pressioni di Richelieu che voleva costringerla ad affidare le sorti del ducato alla Francia. Gaspare, ricchissimo, divenne signore di parecchi feudi (Carpaneto, Orio, Mercenasco e Piobesi); pochi anni prima di morire fondò l'Eremo di Lanzo, donandolo ai Camaldolesi; venne a lungo ricordato, per questa ed altre opere di beneficenza, con l'appellativo di padre dei poveri. Tra i suoi discendenti Marco Antonio, il costruttore del palazzo, fu abate di S. Maria d'Entremont e primo limosiniere di Madama Reale; Tommaso fu sovrintendente generale delle Finanze (1687) e fu il primo acquisitore, con titolo marchionale, del feudo di La Roche; Ignazio fu senatore e presidente di Camera; Pietro, avvocato generale di Piemonte e ministro di Stato, Lasciò il proprio patrimonio in eredità ai poveri incurabili dell'Ospizio Bogetti (1797). L'ultimo della casa fu Gaspare Francesco, morto a Ginevra nel 1805, sottoaiutante generale di dipartimento, che non ebbe né dal primo matrimonio con Paolina Alfieri di Sostegno, né dal secondo con Adelaide Millet de Faverges, discendenza maschile.