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Cacherano
Traggono probabilmente origine e nome dal castello, possieduto già anteriormente al XII secolo, di Cacayrano, non lontano da Asti. La famiglia esercitò, per il feudo di Rocca d'Arazzo che possedeva almeno sin dal 1162, il vicariato imperiale, ed abbe il privilegio, raro ed importante, di battere moneta. Dalla linea capostipite ebbero origine vari rami: incontriamo nella storia del Piemonte i Cacherano conti della Rocca; i signori di Cavallerleone e quelli di Revigliasco; i conti di Envie, di Osasco, di Bricherasio, di Villafranca ed altri ancora. Nei tempi più antichi i Cacherano primeggiarono in particolare in Asti, dove non disdegnarono quelle attività bancarie e mercantili che tanto contribuivano nel medioevo alla prosperità delle maggiori casate ed al prestigio della repubblica astese.
Ben presto però i Cacherano dimostrarono di prediligere carriere ed attività più coerenti con la loro appartenenza ad una nobiltà di estrazione cavalleresca. Ecco quindi comparire nell'albero genealogico un buon numero di diplomatici, magistrati, uomini di Chiesa a cui si affiancano non rari letterati e studiosi. Ma assai più numerosi furono i militari. A partire dal'400 nella storia dello Stato sabaudo sono ricordati per i loro atti di valore, in ogni secolo, esponenti della famiglia. Citiamo tra tutti Giogio Cacherano di Envie che a malapena poteva dirsi un ragazzo nel 1672, quando partecipò, come alfiere del reggimento Piemonte, alla guerra contro la repubblica genovese. Circondato dai nemici ansiosi di strappargli la bandiera e più volte ferito avrebbe forse potuto salvarsi smettendo di resistere a chi tentava di strappargli il drappo, ma scelse di usare le sue ultime forze nell'estremo tentativo di difenderlo: vi si avviluppò, vi si strinse, sinchè nuove ferite lo decero morire annegato nel proprio sangue, come scrisse un cronista. Tra i soldati è celebre Giovanni Battista di Bricherasio, ricordato a Torino da una via che porta il celebre Giovani Battista di Bricherasio, ricordato a Torino da una via che porta il suo nome, che fu il comandnte supremo delle truppe sabaude nella battaglia dell'Assietta anche se il merito della vittoria viene da molti storici attribuito precipuamente al colonnello Novarina di S. Sebastiano e ai suoi granatieri.
Tra i palazzi torinesi appartenuti ai diversi rami dei Cacherano era un tempo più noto quello dei conti di Mombello di via della Consolata 12; oggi è invece famoso quello di via Lagrange, dei Bricherasio, in cui nel 1899 venne siglato l'atto costitutivo della Fiat, della quale Emanuele Cacherano, proprietario a quel tempo dell'edificio, è considerato il principale ideatore. Quest'ultimo, che sognava per Torino un ruolo all'avanguardia a livello mondiale nella produzione delle automobili, è considerato anche, pur essendo ormai quasi dimenticato, il padre del Salone dell'Automobile, dell'Automobile Club d'Italia e del primo Codice della Strada.