| Luigi Cibrario, nelle Notizie genealogiche, non di rado ingenerose, spesso partigiane, liquida gli Scaglia con poco più di queste parole: Giovanni, decurione di Biella nel secolo XIII. Serie di dottori, notai e mercatanti. L'aggiunta di qualche notizia su alcuni personaggi, tra i quali un conte palatino, un senatore cinquecentesco e un titolo comitale ottenuto nel 1561 (epoca in cui in Piemonte i titoli di conte erano riservati a poche potenti casate) non serve a modificare la sensazione data dal Cibrario di trovarsi di fronte ad una famiglia di origini modeste poi largamente arricchitasi. |
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Se anche non si volesse tenere in alcun conto il parere di Francesco Guasco che attribuisce agli Scaglia origini manfredinghe e quindi un'antica originaria nobiltà feudale, l'impostazione cibrariana resta inaccettabile, poichè la famiglia fu, sin dal '200, tra le principali sia in Biella che in Ivrea. Tra i molti che furono credenzieri del comune biellese in tempi antichi possono essere ricordati Giovanni (1263), Pietro e Giglio (1298), Antonio e Perotto (1348); tra i "chiavari" Giovanni (1343,1356), Bartolomeo (1379), Stefano (1439); Alberto era canonico di Biella nel 1392. In questi secoli i matrimoni di cui ci è giunta notizia pongono gli Scaglia in relazione solo con la maggiore nobiltà locale (Gromo, Gromis, Capris, Dal Pozzo...). Verso la fine del '400 la famiglia inizia a divenire una tra le principali dello Stato sabaudo. Si distingue in particolare il ramo dei conti di Verrua e marchesi di Caluso che entrerà in breve tempo in possesso di molti feudi (quali Cavaglià, Sostegno, Carpenetto, Scarnafigi, Macello, Cortemiglia, Mazzà, Bioglio, Mosso, Tronzano, Verolengo, Marcorengo, Cocconito, Rondissone) e che darà un gran numero di personaggi significativi, ambasciatori, ministri, vari cavalieri dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata, generali e governatori di città e province, senatori e consiglieri di Stato. Il palazzo torinese di via Stampatori forse venne fatto costruire dall'abate Filiberto, ambasciatore e ministro di Stato, morto nel 1658.
Più d'uno della famiglia morì in battaglia, come Maurizio, caduto durante l'assedio di Torino del 1640, Carlo Antonio caduto a Candia e Augusto Manfredo, morto il 13 agosto 1704 nella battaglia di Hoechstaedt. Quest'ultimo fu il marito di una bellissima dama francese, Giovanna Battista Luisa d'Albert dei duchi di Luynes, nota soprattutto per essere divenuta una delle amanti di Vittorio Amedeo II.
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