Antonio Manno, anche se la sua personalità di studioso non è sino ad oggi stata adeguatamente valorizzata, può essere considerato uno dei maggiori storici italiani vissuti a cavallo tra Otto e Novecento. Nell'imponente produzione storiografica che lo studioso ha lasciato dietro si sé coesistono opere di vasto respiro, in cui emergono raffinate doti di critico e filologo e lavori dedicati allo studio di scienze ausiliare della storia (quali l'araldica, la genealogia, la bibliologia e bibliografia) che evidenziano l'infaticabile capacità di lavoro grazie alla quale ha saputo rendere fruibili, con assidua opera di catalogazione e sistematizzazione, impressionanti masse di dati e informazioni.
Uno tra i più vasti lavori del Manno fu la "Bibliografia storica degli Stati della Monarchia di Savoia": pur non essendosene ultimata l'edizione i dieci volumi pubblicati (oltre cinque mila pagine) costituiscono un insostituibile catalogo, spesso con puntuali osservazioni e valutazioni qualitative, di quasi 43.000 studi prodotti su Piemonte, Savoia, Genovesato, Nizzardo e Sardegna. L'opera in cui l'autore profuse il maggiore impegno fu, tuttavia, "Il Patriziato subalpino", una storia (di consistenza fortemente differenziata da caso a caso) di oltre seimila famiglie piemontesi, valdostane e nizzarde, ma anche liguri e savoiarde, che costituisce non soltanto un "monumento della sua erudizione e preziosissimo contributo agli studi genealogici piemontesi", come si legge nelle enciclopedie, ma anche un insostituibile strumento per lo studio del passato dello Stato sabaudo sotto numerosi profili.
"Il Patriziato..." è fondamentale per gli studi genealogici, araldici e biografici, ma anche per studiare con riferimento ad un segmento della popolazione, la storia sociale, giurica e militare della regione subalpina. Anche se le informazioni non sono omogenee per tutte le famiglie, ulteriori opportunità d'approfondimento spaziano dall'onomastica alla statistica, dalla demografia storica (mortalità infantile, età matrimoniali, sterilità e fecondità, conseguenze demografiche della guerra...) alla storia della medicina. Al momento di concludere il manoscritto, nell'agosto 1906, il Manno, ormai anziano, annotò che il suo lavoro, nonostante le faticose ricerche sarebbe forse rimasto inedito.
Sino a quel momento due volumi erano stati pubblicati, coprendo appena i cognomi inizianti per A e B. Quando l'autore morì, nel 1918, non vi era alcuna prospettiva che l'opera potesse essere edita in breve tempo. La pubblicazione richiedeva un forte impegno economico e anche in seguito, pur essendo stata vagheggiata e progettata ciclicamente da studiosi ed appassionati, non si trovò la strada giusta per venirne a capo. Negli anni '60 fu ricavata dal manoscritto una copia dattiloscritta che, diffusa nelle biblioteche pubbliche torinesi, consentì la divulgazione dell'opera, della quale gli storici hanno fatto largo uso. Ma il Patriziato subalpino meritava una più ampia diffusione. Finalmente l'associazione VIVANT, sotto la presidenza di Fabrizio Antonielli d'Oulx, è riuscita a coagulare attorno al "progetto Manno" gli sforzi congiunti di un attivo comitato scientifico composto da autorevoli studiosi e funzionari dello Stato e di sponsor istituzionali, tra i quali Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Banca Sella, Fondazione CRT, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Città e Provincia di Torino.
I risultati del'impegno collettivo si sono concretizzati nel dicembre 2000 con l'edizione, curata da un grande esperto quale Angelo Scordo, del "Patriziato subalpino". L'opera è oggi disponibile in forma articolata e completa. In un volume a stampa il curatore ha raccolto solo le descrizioni delle armi gentilizie, mentre il testo completo (che avrebbe occupato non meno di dieci tomi) è stato reso disponibile in un CD-Rom allegato, agevolmente fruibile ed esplorabile per mezzo di numerose chiavi di ricerca (nomi, cognomi, singole parole, frasi).
Siccome molte richieste di consultazione di parti del "Patriziato" giungevano, oltre che dall'Italia, dall'estero, VIVANT ha, grazie alla collaborazione con la Addware Europe Ltd, reso consultabile on-line l'opera nel proprio sito web, all'interno del quale lettori e studiosi potranno anche proporre correzioni, aggiunte e aggiornamenti su ciascuna famiglia che, pur non andandosi a mescolare col testo originale, potranno essere presi in considerazione dai successivi visitatori.
Gustavo Mola di Nomaglio
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