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I nobili piemontesi in cd rom
Il giornale del Piemonte - pagina 11 - 17/12/2000
La tecnologia in soccorso dell'araldica. Non ci sarà più bisogno di seppellirsi negli archivi per ricercare la "summa" della storia genealogica, feudale, militare e politica della nobiltà piemontese: il manoscritto del "Patriziato Subalpino" di Antonio Manno (1834-1918) diventa un cd multimediale, che permetterà una ricerca attraverso chiavi di accesso sui nomi delle grandi famiglie. Ieri mattina nella sala Viglione di Palazzo Lascaris, l'associazione VIVANT e la biblioteca Reale di Torino hanno presentato il "progetto Manno" che prende il via con la pubblicazione delle armi gentilizie piemontesi, a cura di Angelo Scordo e Sergio Buono, primo passo verso la stampa totale dell'opera dell'erudito barone. Sono intervenuti Carlo Gustavo di Gropello, Fabrizio Antonielli d'Oulx, Gian Carlo Jocteau.
La VIVANT si prefigge lo scopo di far conoscere e valorizzare il ruolo positivo della nobiltà e delle sue tradizioni storiche, anche se un buffo refuso nel suo statuto sottolinea che intende (articolo 2) "riaggravare il mondo aristocratico nei valori comuni" (sic!). Ogni ricercatore e cultore di storia e di genealogia deve gioire per il varo di questa edizione critica del "Patriziato", di cui avevamo a stampa sempre e solo i primi due volumi (1895 e 1906), perchè i successivi non videro la luce a causa della morte del'autore. Del lavoro dell'erudito, punta di diamante del suo operato per la Biblioteca di Sua Maestà, si ricavò una copia dattiloscritta in 29 volumi che costituisce tuttora una fonte insostituibile di ricerca per chi voglia documentarsi sulla storia subalpina attraverso le vicende biografiche delle casate nobili e notabili della regione. Il manoscritto di Manno è stato microfilmato rispettando esattamente il testo originale, senza interventi, nè aggiornamenti nobiliari o cronologici. Naturalmente si troveranno errori, ma ciò è dovuto alla scelta di pubblicare il "Patriziato subalpino" senza interventi moderni, per evitare di sostituirsi alla consulta araldica. L'allegoria giusta è il famoso sasso nello stagno.
Dopo quasi un secolo, questo poderoso lavoro diventa uno strumento a disposizione di futuri studi e aggiornamenti. Apre un'enorme possibilità di lavoro. Il valore di Antonio Manno, definito l'instauratore della scienza araldica in Italia, non si esaurisce con il suo impegno personale nella coltivazione dell'antica arte del blasone vista come "sterile replica di vecchie consuetudini o di meschine vanaglorie, ma - ricorda Clara Vitulo funzionario della Biblioteca Reale incaricata di seguire il progetto - come recupero e rivalutazione di valori morali consacrati alla tradizione". Propio in questi aulici ambienti il barone operò come direttore dal 1909 al '18, carica ricoperta in concomitanza con quella di Commissario del Re per la Consulta araldica (1880-1918).
Chi era l'autore? Nato a Torino nel 1834, figlio di alti funzionari dello Stato, Antonio ebbe parecchi incarichi più da erudito e cultore di studi storici, che non da politico. Fu segretario della Depuzione Subalpina di Storia Patria, commissario del Re e al termine della sua vita fu nominato bibliotecario di Sua Maestà, succedendo a Domenico Carutti. Viene considerato un erudito, non uno studioso eccelso, anche se compilò un'essenziale "Bibliorafia storica" con tutti i riferimenti ai libri relativi agli studi storici e araldici legati agli stati della dinastia dei Savoia.
La Costituzione repubblicana del 1948 abolisce la consulta così cara al Manno, ma le istituzioni repubblicane subentrate a quelle monarchiche non possono però cancellare secoli di storia. Dunque, dagli archivi a Internet. L'uscita del "Patriziato" permetterà a nobili o a semplici cultori di storia di rintracciare facilmente vicende sepolte sotto la polvere dei secoli.

Vittorio G. Cardinali