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La Nobiltà Sabauda in servizio - Sintesi storica
Negli stati monarchici, uno dei ruoli precipui della Nobiltà è sempre stato il combattere al fianco del Principe, fornendogli una scorta ravvicinata per la Sua sicurezza, in pace e in guerra.
In particolare, i sovrani Sabaudi hanno sempre posseduto una Casa Militare.
Le date salienti per la storia delle Guardie del Corpo sono:
1385 - Amedeo VII, il Conte Verde ha una scorta composta di Arcieri a cavallo
1546 - Emanuele Filiberto (17 anni) combatte lontano da casa per Carlo V Imperatore e ha una Guardia, che costituisce anche la Sua Corte, di sessantacinque armati, venticinque cavalli e nove muli
1560 - lo Stesso, dopo la radiosa vittoria di San Quintino, riottiene i suoi Stati. Istituisce una compagnia di Arcieri a cavallo (ma anche appiedati), che presidiano anche il Palazzo
1607 - Carlo Emanuele I la compone solo di Savoiardi, sudditi antichi, poiché ancora non si fida dei Piemontesi. Essa è distinta dalla Cavalleria e ha nome Compagnia Gentilhuomi archieri
1634 - Vittorio Amedeo I le affianca la Compagnia Corazze di S.A.R., poi Compagnia di S.A.R., con compiti molto ampi a supporto del Sovrano
1673 - la seconda Madama Reale la denomina Guardia del Corpo, aggiungendo alle due compagnie la Compagnia Corazze di Madama Reale. Il Corpo manterrà fino alla fine tale denominazione
1690 - Vittorio Amedeo II lo riorganizza in quattro compagnie, per specialità:
Prima: Compagnia Gentilhuomi Archieri
Seconda: Compagnia Archibugieri a cavallo di S.A.R.
Terza: Compagnia Corazze di S.A.R.
Quarta: Compagnia Corazze di Madama Reale
1714 - Vittorio Amedeo II, per legarsi la Nobiltà dei Suoi Stati, riorganizza per nazione, su tre compagnie, di cui la n° 3 Siciliana
1719 - i Sardi rimpiazzano i Siciliani, ma alcuni di questi restano, per fedeltà a Casa Savoia
1798 - l'Esercito Sardo è disperso, dopo la "volontaria" rinuncia di Carlo Emanuele IV ai Suoi Stati di terraferma (con scioglimento del giuramento di fedeltà): emigrazione, arruolamento con gli Alleati, con il Bonaparte"
1815 - dopo il Congresso di Vienna, una quarta compagnia, di Liguri, è aggiunta, al passaggio di Vittorio Emanuele I da Genova
1831 - Carlo Alberto riduce le compagnie a una, basata su gentiluomini e sottufficiali anziani e meritevoli, che avranno tutti il rango di ufficiali, "destinati al servizio presso la Persona dei Principi, delle Principesse, della R. Famiglia"
1867 - scioglimento e rimpiazzo con un reparto di Corazzieri Reali Guardie del Re, tratti dai Carabinieri Reali.
La grande Nobiltà feudale piemontese
Queste brevi note ci ricordano quanto sia importante inquadrare la storia delle famiglie nell'ambiente politico, sociale ed economico in cui esse si muovono
Tali famiglie sono titolari di diritti feudali, quindi pubblici, e hanno potere sotto due aspetti:
come contitolari dei diritti (ereditari) che formano lo Stato
come titolari, attraverso i loro membri, di posizioni sociali subalterne (ministri, grandi funzionari, magistrati, ufficiali, ecclesiastici, etc
Questa situazione evolve lungo i successivi regni, dal basso Medioevo, alla formazione dello stato assoluto, fino alla crisi dell'Ancien Régime
Specie in Piemonte, la Nobiltà non è un ceto sociale omogeneo (formazione, censo, potere politico), ma plurimo, con confini non ben definiti. Distinguiamo:
Nobiltà feudale pre-Sabauda
Nobiltà di servizio
Nobiltà di toga
Ceti di reggimento (Mondovì, Cuneo, Ivrea)
Quasi-Nobiltà urbana (Asti, Chieri, Vercelli)
Nobiltà delle provincie di nuovo acquisto
Etc
Le grandi casate della feudalità originaria (Luserna, Piossasco, Provana, San Martino, Valperga) accettano ab antiquo la presenza preminente Sabauda. Il rapporto si consolida con privilegi politici, economici (nel 1360-66), giudiziari, che le innalzano sopra le altre, e la cosa si radica maggiormente con l'accettazione della proposta assolutistica sovrana nei sec. XVI e XVII.
Questa fedeltà è ricambiata con le massime cariche e onori che portano a una "elevata visibilità" sociale
Si offrono anche occasioni fuori dallo Stato, come cariche nel Sovrano Militare Ordine di Malta, carriere militari o di Corte a Vienna o presso principi germanici. Ciò avviene non per dei meri feudatari Sabaudi, ma in quanto esponenti della Nobiltà europea
La Nobiltà Sabauda in servizio - Caratteristiche, storia, etc
La Guardia del Corpo era un reparto militare d'élite, sempre al massimo livello di addestramento. Sotto Vittorio Amedeo II, le Guardie erano l'élite della Cavalleria, il primo corpo nell'ordine di precedenza.
Il Regolamento del 1737 ammetteva nel Corpo solo elementi di bell'aspetto e distinzione, corretta statura e sudditi del Regno. All'occasione però, il Sovrano si avocava la decisione di mantenere in servizio guardie non a posto con i suddetti standard, ma legittimate da un'onorevole ultima campagna.
Quello del 1758 prevedeva gentiluomini o individui di onesta famiglia, di condotta irreprensibile e di fisico e statura adatti.
Alla Marsaglia, la Guardia combatté a fianco del Sovrano, con i membri quasi tutti feriti o uccisi. A Orbassano, sempre nel 1693, fu ferito il Conte Promis, Maresciallo con 10 anni di servizio, promosso subito Maggiore sul campo. Il Conte di Sale, Carlo Francesco Agostino delle Lanze, figlio naturale di Carlo Emanuele II e di Caterina de Mesmes de Marolles, Tenente di una delle compagnie, si distinse nel 1706 alla difesa di Mondovì, ove si era ritirata la Famiglia Ducale, riuscendo persino a fare rivoltare la popolazione contro i Francesi. Questo personaggio è ben delineato nel romanzo storico di Luigi Gramegna Dragoni azzurri.
Durante i moti del 1821, le Guardie difesero fedelmente il Palazzo Reale e poi, al comando del Generale Sallier de la Tour, cavalcarono con Carlo Alberto, dietro il Conte de Sonnaz, anziano (78) Comandante la terza Compagnia.
Nel 1831, le compagnie furono ridotte a una e gli stendardi consegnati ai rispettivi comandanti:
1. Il Conte de la Chambre, Comandante della Compagnia Savoiarda ottenne da Carlo Alberto di depositarlo sulla tomba di Carlo Felice a Hautecombe (una lapide ricorda il fatto)
2. Il Tenente generale Marchese Porporato di Sampeyre donò quello della seconda Compagnia (Piemontese) alla Chiesa parrocchiale di Piasco (Cuneo)
3. Il Tenente generale Marchese di Villahermosa e il pari grado Conte Sanjust di San Lorenzo offrirono quello della terza Compagnia (Sarda) alla Chiesa di S. Anna in Cagliari
4. Il Patrizio Genovese, Marchese Ippolito Spinola ebbe affidato lo Stendardo della quarta Compagnia (genovese), di cui è ignota la sorte (fino al 1902, esso era ancora in possesso di una famiglia genovese e si ricorda che aveva un'asta in legno, forse in ricordo della partecipazione a battaglie napoleoniche).
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