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| Le Guardie del Corpo di sua Maestà - Presentazione | |||||||||||||||||||||||||||||
| VIVANT ha tratto idea di questo itinerario, svolto nel 1999 e nel 2000, da uno "Stato nominativo della Guardia Nobile faciente servizio di Guardia del Corpo presso S.S.R.M. il Re di Sardegna, ecc", ove sono elencati i nomi di molti gentiluomini che avevano l'onore di svolgere questo alto compito, come già i loro antenati, a iniziare dalla scorta di Arcieri a cavallo di Amedeo VII, il Conte Rosso, nel 1385, e via via sotto i principi successori. Con Emanuele Filiberto, che diciasettenne, spogliato dei suoi domini dai Galloispani, combatteva per Carlo V lontano da casa, la Guardia fungeva anche da corte e da famiglia. "Testa di ferro" combattè al suo comando tutte le gloriose battaglie per la riconquista del Ducato, fino a San Quintino, e la Guardia riconfermò qui la sua indispensabilità per la Dinastia, in guerra e in pace.
Vittorio Amedeo II la ereditò da Madama Reale già con il nome di "Guardia del Corpo" (ma il popolo e i commilitoni li chiamavano affettuosamente i "Cadetti") e già alla Marsaglia quasi tutti i membri morirono o furono feriti. Egli la impiegò continuamente durante la Guerra di successione spagnola, specie negli episodi risolutivi per difendere attivamente Torino e il Piemonte e scacciare gli invasori galloispanici. Lo stesso Vittorio Amedeo II, nel corso del suo regno, riorganizzò almeno per due volte la Guardia, per specialità militare nel 1690, e poi per nazione una volta divenuto Re di Sicilia: vi furono così la Compagnia Savoiarda, la Piemontese e la Siciliana. Con il forzoso scambio della Sardegna con la Sicilia nel 1719, la Compagnia Siciliana fu rimpiazzata da quella Sarda, ma diversi nobili siciliani chiesero di continuare a servire l'ormai amato Sovrano in questa. Sotto il successore Carlo Emanuele III, di nuovo la Guardia si fece scannare dai nemici, questa volta gli Imperiali, a Guastalla, per salvare Sovrano, che era in pericolo di vita, poichè stava combattendo da solo contro forze soverchianti e rifiutava di arrendersi: tra gli altri, caddero il Marchese d'Aix e il Cavour Cadetto, mentre il Marchese di Cavour fu ferito gravemente per vendicare il fratello. Nel 1744 a Madonna dell'Olmo si distinse il suddito ex siciliano Don Emanuele Valguarnera, che n'ebbe i galloni da generale di Cavalleria sul campo. Ma non solo in battaglia la gloria sabauda voleva le Guardie in parata; anche i momenti di gioia le vedevano in prima linea: nel 1750 furono schierate in Piazza Reale e in Piazza Castello con timballi e stendardi per le auguste nozze del Principe ereditario (poi Vittorio Amedeo III) con l'infanta Maria Antonia Ferdinanda. Le Guardie erano Cavalleria pesante, per cui godevano del privilegio della musica. Esse prendevano l'ordine di battaglia solo dal Sovrano: ciò portò a qualche incidente diplomatico con gli alleati. |
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| I gradi nella Guardia avevano valore più elevato che negli altri corpi e perciò non ci stupisca il trovare nello "Stato nominativo" nomi prestigiosi di nobili sabaudi con i gradi da sottoufficiale o de semplice guardia: già lo splendore della divisa rendeva giustizia a questi pregiudizi vani, ma fuori dal cospetto del Sovrano, questi gradi comportavano uno status di tutto rispetto. Per contro, non era indispensabile essere nobili per servire le Guardie, ma certamente questo servizio era quasi scontato quando si portava un certo nome. Anche l'età non era determinante: nelle compagnie esistevano guardie giovani e anziane (nel 1821, il Conte de Sonnaz serviva ancora a 78 anni). Così, l'appartenere alla Guardie, anche per brevi periodi, magari ripetuti, era un'importante traguardo sociale per un nobile, mentre per giovani ambiziosi ciò poteva costituire un passo verso la cooptazione nella Nobiltà.
Dopo le valorose e sfortunate battaglie contro i rivoluzionari giacobini, e con la Restaurazione, una nuova compagnia, la Ligure, fu aggiunta, al passaggio di Vittorio Emanule I da Genova per ritornare nei suoi Stati di terraferma. Al successivo regno di Carlo Felice appartiene lo "Stato nominativo..." che offre lo spunto a questo itinerario proposto da VIVANT. Durante i moti del 1821, le Guardie presidiarono fedelmente il Palazzo Reale. Nel 1831, sotto Carlo Alberto, le compagnie furono sciolte e gli stendardi consegnati ai rispettivi comandanti (è possibile tracciarne la storia successiva): ne rimase in vita solo una, mista, in cui servivano gentiluomini e sottoufficiali anziani e meritevoli, tutti con il rango di ufficiali. Eredi delle Guardie, del regno di VittorioEmanuele II fino al 1946, furono i Corazzieri Reali Guardie del Re, tratti dall'Arma dei Carabinieri Reali. Attraverso le imprese e le attività quotidiane di questi valorosi antenati di molti suoi soci, VIVANT intende riproporre la "lettura" con un'ottica nuova, di monumenti, chiese e palazzi, che appartennero a loro, oppure ove essi trascorsero una parte del loro tempo negli impegni ufficiali e mondani o nell'intimità familiare. |
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